Malattie professionali: che cosa sono e come si denunciano
Una malattia professionale non arriva all’improvviso come un infortunio: si forma nel tempo, per l’esposizione a un rischio del lavoro. Questa guida spiega come la riconosce la legge, quali adempimenti spettano al medico e al datore di lavoro e come la valutazione dei rischi aiuta a prevenirla.
In breve
- La malattia professionale è contratta nell’esercizio e a causa del lavoro, per un’esposizione nel tempo, mentre l’infortunio ha una causa violenta e concentrata.
- Per le malattie delle tabelle in vigore l’origine professionale si presume; per le altre il lavoratore deve dimostrarla.
- Il medico che riconosce una malattia professionale trasmette la certificazione all’INAIL e, per le malattie dell’elenco, la segnala all’organo di vigilanza.
- Il datore di lavoro presenta la denuncia all’INAIL entro cinque giorni da quando riceve la certificazione medica, anche se non condivide il caso.
- Quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo richiedono, il DVR va rielaborato entro 30 giorni.
Che cos’è una malattia professionale
Per l’assicurazione INAIL, la malattia professionale è una patologia contratta nell’esercizio e a causa dell’attività lavorativa (DPR 1124/1965). La differenza con l’infortunio sta nella causa:
| Aspetto | Infortunio | Malattia professionale |
|---|---|---|
| Causa | Violenta, concentrata nel tempo | Lenta, diluita nel tempo |
| Esempio | Taglio, caduta, ustione | Calo dell’udito, dermatite, disturbi alla schiena |
| Quando si manifesta | Subito | Dopo mesi o anni, a volte dopo la fine dell’esposizione |
Per questo la malattia professionale si previene soprattutto con la valutazione dei rischi, le misure tecniche e organizzative e, dove prevista, la sorveglianza sanitaria. Sugli infortuni vedi la guida dedicata agli infortuni sul lavoro.
Malattie tabellate e non tabellate
Il sistema italiano è misto.
- Malattie tabellate. Le tabelle delle malattie professionali dell’industria e dell’agricoltura (artt. 3 e 211 del DPR 1124/1965) indicano, voce per voce, la malattia, le lavorazioni che espongono al rischio e il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione. Se il caso rientra nella tabella, l’origine professionale si presume: il lavoratore deve provare la lavorazione e la malattia, non il nesso causale. Le tabelle in vigore sono quelle approvate con il decreto interministeriale del 10 ottobre 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 270 del 18 novembre 2023), che ha sostituito le tabelle del decreto del 9 aprile 2008; l’INAIL ha dato le istruzioni con la circolare n. 7 del 15 febbraio 2024.
- Malattie non tabellate. Dopo le sentenze della Corte costituzionale del 1988 può essere riconosciuta anche una malattia fuori tabella, se il lavoratore dimostra che è stata causata dal lavoro.
C’è poi un secondo elenco, con una funzione diversa: l’elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia da parte dei medici (art. 139 del DPR 1124/1965), diviso in tre liste secondo la probabilità dell’origine lavorativa (elevata, limitata, possibile). Aggiornato con il decreto del 10 giugno 2014, è stato rivisto con il decreto del 15 novembre 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13 gennaio 2024). Serve a far emergere i casi e a orientare la prevenzione, non a decidere l’indennizzo.
Chi segnala e chi denuncia: tre adempimenti diversi
Quando compare una possibile malattia professionale si attivano tre canali, da non confondere.
- La certificazione medica. Il medico che presta assistenza al lavoratore e riconosce la malattia rilascia la certificazione e la trasmette per via telematica all’INAIL. Il datore di lavoro la consulta con i servizi online dell’Istituto.
- La denuncia del datore di lavoro all’INAIL. Va presentata entro cinque giorni dalla data in cui il datore di lavoro ha ricevuto la certificazione medica, alla sede INAIL del domicilio del lavoratore, con il servizio online. È dovuta indipendentemente da ogni valutazione personale sul caso: non tocca al datore di lavoro decidere se la malattia è professionale. Il lavoratore, a sua volta, deve informare il datore di lavoro entro 15 giorni dai primi sintomi; se il datore di lavoro non presenta la denuncia, può farlo il lavoratore stesso.
- La segnalazione del medico all’organo di vigilanza. Ogni medico che riconosce l’esistenza di una malattia compresa nell’elenco dell’art. 139 la denuncia all’organo di vigilanza competente per territorio, con copia all’INAIL. Ha finalità di prevenzione e di conoscenza epidemiologica.
Se un lavoratore ne parla prima a te che a un medico, indirizzalo al suo medico o al medico competente: la diagnosi e la certificazione non spettano al datore di lavoro.
Il ruolo del medico competente
Dove c’è sorveglianza sanitaria, il medico competente è spesso il primo a notare i segnali: un calo dell’udito all’audiometria, una dermatite che si ripete, un dolore alla spalla che non passa. In questi casi:
- se riconosce una malattia professionale, ha gli stessi obblighi di certificazione e di segnalazione di ogni medico;
- informa il lavoratore e il datore di lavoro e può modificare il giudizio di idoneità, con prescrizioni o limitazioni;
- comunica nella riunione periodica, dove prevista, i risultati anonimi e collettivi della sorveglianza, che mostrano se un rischio sta producendo danni;
- collabora alla revisione della valutazione dei rischi.
Quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenziano la necessità, la valutazione dei rischi va rivista e il DVR rielaborato entro 30 giorni (art. 29, comma 3). Per gli agenti con effetti a lungo termine, il medico informa i lavoratori anche sulla necessità di controlli dopo la fine dell’esposizione (art. 25). Approfondisci in medico competente e sorveglianza sanitaria.
Esempi nei mestieri più comuni
Le malattie professionali non riguardano solo l’industria pesante. Nei mestieri più diffusi tra le piccole imprese, i rischi da tenere d’occhio sono soprattutto questi:
| Mestiere | Possibili danni alla salute | Da dove nascono |
|---|---|---|
| Parrucchiere ed estetista | Dermatiti irritative e allergiche da contatto, disturbi respiratori | Mani spesso bagnate, shampoo, tinture, decoloranti, prodotti per permanente |
| Bar e ristorante | Dermatiti, disturbi muscolo-scheletrici | Detergenti, lavaggio stoviglie, sollevamento di casse e fusti, molte ore in piedi |
| Panificio e pasticceria | Riniti e asma, dermatiti, disturbi muscolo-scheletrici | Polvere di farina, additivi, sacchi pesanti |
| Officina | Calo dell’udito, dermatiti, disturbi muscolo-scheletrici, patologie respiratorie | Rumore di compressori e avvitatori, oli e solventi, gas di scarico, posture forzate |
| Negozio | Disturbi muscolo-scheletrici | Movimentazione merci in magazzino, scaffalature alte, stazione eretta |
| Ufficio | Disturbi muscolo-scheletrici del collo e degli arti superiori, affaticamento visivo | Uso prolungato del videoterminale, postazioni non regolate |
Non tutte queste patologie sono riconosciute automaticamente: dipende dalle voci delle tabelle, dall’esposizione reale e dalla valutazione medico-legale. Ma sono i punti su cui concentrare la prevenzione. Trovi i dettagli nelle pagine parrucchiere ed estetista, panificio e pasticceria e officina.
Prevenire con il DVR
Il DVR è lo strumento principale per evitare che un rischio diventi malattia. In pratica:
- individua le esposizioni lente: rumore, sostanze, posture, carichi, videoterminale, lavoro notturno. Sono i rischi che non fanno male oggi e per questo si trascurano;
- applica l’ordine delle misure: eliminare o sostituire (un prodotto meno irritante, un sollevatore), poi le protezioni collettive (aspirazione, insonorizzazione), poi l’organizzazione (rotazioni, pause), infine i dispositivi di protezione individuale (guanti adatti al prodotto, otoprotettori);
- attiva la sorveglianza sanitaria dove la legge la prevede e usa i suoi risultati anonimi per capire se le misure funzionano;
- forma i lavoratori sui rischi e sull’uso corretto dei dispositivi;
- riesamina il DVR dopo un caso di malattia professionale o quando la sorveglianza segnala un problema, e annota nel programma di miglioramento le misure nuove.
Le valutazioni che richiedono misurazioni, come il rumore o gli agenti chimici, vanno affidate a un tecnico competente. Vedi anche programma di miglioramento e rischio chimico e cancerogeno.
Domande frequenti
Chi deve fare la denuncia di malattia professionale all’INAIL?
Il datore di lavoro, entro cinque giorni dalla data in cui riceve la certificazione medica, con il servizio online dell’INAIL. La denuncia è dovuta anche se il datore di lavoro non condivide l’origine professionale della malattia. Se il datore di lavoro non la presenta, può farlo il lavoratore stesso.
Che differenza c’è tra malattia tabellata e non tabellata?
Per la malattia tabellata, contratta in una lavorazione indicata nelle tabelle e manifestata entro il periodo previsto, l’origine professionale si presume. Per quella non tabellata il lavoratore deve dimostrare che è stata causata dal lavoro. In entrambi i casi decide l’INAIL, dopo l’istruttoria.
La dermatite di una parrucchiera può essere una malattia professionale?
Sì, se è causata dal lavoro: contatto ripetuto con acqua, detergenti, tinture o altri prodotti. Il riconoscimento dipende dalla diagnosi, dall’esposizione e dalle voci delle tabelle in vigore. Per prevenirla servono guanti adatti, prodotti meno aggressivi e una valutazione del rischio chimico.
Il datore di lavoro è responsabile di ogni malattia professionale?
Il riconoscimento INAIL riguarda l’indennizzo del lavoratore e non dice, da solo, che il datore di lavoro ha sbagliato. La responsabilità dipende da che cosa era prevedibile e da quali misure erano state adottate. Una valutazione dei rischi seria, misure attuate e sorveglianza sanitaria dove prevista servono a prevenire la malattia e a documentare quello che hai fatto.
Quanto tempo dopo la fine del lavoro si può denunciare una malattia professionale?
Le tabelle indicano, per ciascuna malattia, il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione: per alcune malattie è breve, per altre, come alcuni tumori, molto lungo. Fuori da questo periodo la malattia può ancora essere riconosciuta, ma senza presunzione. Per un caso concreto rivolgiti all’INAIL o a un patronato.
Fonti
- INAIL, Denuncia di malattia professionale (impresa con dipendenti) (25 ottobre 2026)
- DPR 30 giugno 1965, n. 1124, art. 139 (Normattiva) (25 ottobre 2026)
- INAIL, circolare n. 7 del 15 febbraio 2024: revisione delle tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura (25 ottobre 2026)
- Ministero del Lavoro, decreto interministeriale 10 ottobre 2023 (GU n. 270 del 18 novembre 2023) (25 ottobre 2026)
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 29 (Normattiva) (25 ottobre 2026)
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 25 (Normattiva) (25 ottobre 2026)
Testi letti alla data indicata. La normativa cambia: verifica sempre la versione in vigore.
Questa pagina informa e non prende il posto del RSPP, del medico competente né di una valutazione fatta in azienda.
Per approfondire
- Medico competente e sorveglianza sanitaria: quando servono
- Infortunio sul lavoro: cosa fare, denuncia INAIL e DVR
- Rischio chimico e cancerogeno: adempimenti per le piccole imprese
- Rischio rumore: valori di azione, valutazione e misure
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- Il DVR per la tua attività: Ufficiostudio professionale, agenzia, servizi